Ss 18 Km 364

Il giorno dopo la folle corsa del tir di Berlino nella quale hanno perso la vita 12 persone e altre 48 sono rimaste ferite, mi trovo a percorrere, in direzione sud, la Ss 18 Tirrenica inferiore e al km 364 guardando verso il mare, fin troppo vicino alla strada, la mia attenzione è catturata da un mucchio di pietre ben sistemate con sopra dei fiori. Vado verso la spiaggia, o quel che ne rimane e mi trovo davanti ad un ricordo di una qualche parete finita lì per alimentare il turismo dei calcinacci in riviera. Un ricordo rinnovato periodicamente da qualcuno che da senso al ricordo stesso. I fiori in mezzo alle strade, sopra i marciapiedi delle capitali europee sono sensazionali ed emozionanti più di quelli che troviamo ai bordi delle nostre strade. Hanno in comune solo la violenza dell’atto che le provoca e la follia che le gestisce ma la diversità della matrice porta alla differenza di attenzione mediatica che queste morti ottengono.

L’attentato di Berlino, dicono i bravi giornalisti, è molto simile a quello di Nizza del 14 luglio scorso, ma anche a quello della Ss 106 o quello della Ss 18 ma solo senza il grido finale che inneggia alla grandezza di un dio vendicatore. Il grido in realtà è simile, disperato in egual modo, unico e ripetibile per tutte quelle che volte che lo schianto riecheggia nelle strade di tutto il mondo. Da Ankara a Berlino passando prima sulla Ss 106 e poi sulla 18 guardando il mare e annusando l’odore dello scirocco che viene da Aleppo. Donne, Uomini, Bambini tutti figli di questa madre che si chiama Terra.

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