Salvini ha suonato ed io non ho aperto.

La citofonata.

citofono

Salvini ha suonato ma io non ho aperto. In compenso però sono entrati gli hacker su questo sito. Si sono presi tre anni di foto, di storie e mi hanno lasciato a secco.

Un hacker che conoscevo, esploratore e violatore dei sistemi bancari, istituzionali, dei poteri forti, rubava ai ricchi per dare ai poveri. Entrava prendeva tutto e lasciava una poesia. A me invece è capitato uno che di poesie non ne lascia. Ha preso i contenuti e li polverizzati. Sembra che ora i piccoli siti, quelli meno controllati e garantiti, quelli che hanno qualcosa di più sincero da raccontare e sopratutto quelli che non vendono nulla di nulla siano i più attaccati.  Sta di fatto che oggi mi tocca ricominciare con tre anni di vita vissuta in meno in archivio.

Ecco, quindi, l’inizio e, come spesso mi accade, l’inizio è sempre turbolento. Mi piacerebbe avere sotto mano una bella storia che non mi faccia rimpiangere quelle svanite ed invece mi ritrovo una storia qualunque. Una storia che si ripete sempre uguale la cui fine è scontata. Una storia, anzi direi, una farsa che viene inscenata a danno di un popolo che ha perso l’orgoglio dell’Essere. Parlo dei calabresi che fra qualche giorno si esibiranno sul palcoscenico elettorale.  Abbiamo subìto, credo da sempre, noi stessi e chi  ha più pratica nel promettere la cosa più allettante e ogni qualvolta abbiamo avuto il coraggio di alzare la testa ci siamo ritrovati con un mazzo di carciofi in mano.


Gli amici del citofono: Matteo Salvini in Calabria.

La foto che ritrae Matteo Salvini mentre abbraccia Luca Lucci, uno dei capi degli ultrà rossoneri
La foto che ritrae Matteo Salvini mentre abbraccia Luca Lucci, uno dei capi degli ultrà rossoneri

Matteo Salvini, è stato paladino della crociata contro Roma padrona, affondatore della costituzione, indipendentista, persecutore dei meridionali e amico di fascisti, razzisti, criminali da stadio e ultimamente intercettatore di voti puzzolenti delle coalizioni mafiose e ‘ndranghetiste. Amico del capo ultras Luca Lucci condannato per traffico di stupefacenti. Amico a tal punto, forse, da andare a citofonare anche a lui magari per organizzare un’altra festa allo stadio San Siro.


In Basilicata qualche mese fa.

Come spesso succede, in tutte le piazze in cui mi è capitato di seguire Matteo Salvini, il padano arriva come un  benedetto dalle palme e dagli ulivi. Gli si chiede di tutto mentre cammina fra la folla. A Matera, nel marzo dello scorso anno, per la chiusura di quelle regionali, il copione anticipava quello delle scene calabre. Stesse parole, stesse offese all’intelligenza del meridionale. Il nemico è l’altro diverso da lui ma uguale a loro che ascoltano sotto il palco, quelli che fanno una fila di ore ed ore per farsi un selfie con lui. C’è sempre un cattivo su cui addossare le colpe della crisi ma c’è sempre la possibilità di cambiare le cose votando il suo uomo o la sua donna candidata. In Basilicata il generale Vito Bardi diventa governatore anche con l’appoggio della Lega (Nord). Il generale, pupillo di Silvio Berlusconi, nel 2014 finisce sotto inchiesta dalla Procura di Napoli per corruzione e ancor prima per favoreggiamento e rivelazione di segreto nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4 e successivamente prosciolto.

 

Matteo Salvini prima del comizio a Matera chatta con l'aglianico
Matteo Salvini prima del comizio a Matera chatta con l’aglianico

La Calabria che lo accoglie. 

Chiude la sua tornata elettorale calabrese fra Catanzaro e Serra San Bruno prima di ripartire per l’Emilia Romagna dove gioca una partita importante per la sua personale scalata.  

Serra San Bruno è terra d’arte, di storia e di boschi. Terra meravigliosa distrutta da uomini e donne senza scrupoli per decenni dove è facile attecchire con parole suadenti e al tempo stesso forti.  In mezzora di comizio tutta quella bellezza e quel sapere di secoli vengono bruciati. Il padano, erede di chi lo aveva più duro di tutti gli altri, dispensa strette di mano e benedizioni meglio del monsignore a cui è intitolata la piazza in cui si erge il suo palco.

In Calabria la Lega (Nord) appoggia la candidata di Forza Italia, Jole Santelli, la quale, a detta di Silvio Berlusconi:“Conosco Jole Santelli da 26 anni e non me l’ha mai data”. Basta una dichiarazione del genere con la relativa risposta dell’interessata – “Berlusconi ha fatto una battuta simpatica, ho riso di gusto” – per delineare chiaramente il livello di questi usurpatori del bene comune. Sta di fatto che vengono ascoltati, eletti ed accettati fin nelle loro più basse e becere esternazioni.

A Serra San Bruno (Vv) si ripetono le foto ricordo e, un uomo anziano con le mani grosse gli porge la mano ansioso di stringere la sua come se toccasse la statua di uno dei santi medici. La donna accanto al fedele, lo guarda come se fosse il figlio che ha sempre voluto. Si fanno imbonire perché quell’uomo dice le parole esatte che loro voglio sentirsi dire e alla fine regala selfie.

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Abbracciato e osannato, il profeta Matteo Salvini,  neanche tanto tomo tomo e cacchio cacchio, è arrivato nei territori, nei nostri territori , con fare insolente, sfacciato, sfrontato, impudente e scortese. Ha ostentato la tranquillità tipica di chi ha le spalle coperte dal consenso e dalla immane scorta dello stato. Si prepara ad agire con l’inganno in danno a tutti coloro che dice di rappresentare. Usa la logica di chi afferma che la maggioranza detta legge anche se ha torto.

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Matteo Salvini ha scelto di chiudere la campagna elettorale della Lega (Nord) in Calabria, a Serra, non a caso. Serra San Bruno è un luogo dove i santi sono di casa. C’è la Certosa con i suoi monaci ritirati in preghiera, c’è la grotta del santo di Colonia, le chiese barocche e i boschi che ispirano al ritiro e alla preghiera. L’uomo pio, il padano, ha dichiarato a qualcuno in piazza che vorrebbe ritornarci in quei boschi magari per alternare il mare del Papete. Dopo il mojito passare alla più casta ed alcoolica chartreuse. Potrebbe giovare al suo fine ultimo: diventare capo dell’esecutivo e padrone agli ordini dei padroni.

Non sarà molto difficile che il suo piano si attui anche per via della totale assenza delle opposizioni istituzionali e non. Gli altri partiti sono zuppe insipide e mal cotte e, chi contesta nelle piazze frequentate da Matteo Salvini, esprime sì opposizione, ma ancora poco organizzata e ridossata in insenature esposte a mille venti. Lui, Matteo, con queste opposizioni ci va a nozze.  Il suo vetero anticomunismo di berlusconiana memoria fa presa in tutto il Paese. Come se essere comunisti vuol dire essere artefice dei mali di questa terra. Siamo ancora all’ABC. Il sistema però Matteo non lo mette in dubbio. Si difende dai processi riproponendo in piazza il rosario e le solite minestre oramai fredde che piacciono però a molti.

Quello che manca credo sia un attitudine al pensiero, all’ascolto e alla ribellione. Attitudine all’umanità. Immaginare e sognare un futuro distante dai rosari collezionati e sbattuti in prima pagina da Matteo Salvini diventa necessario. Usa questi piccoli sotto rifugi come viatico sentimentale verso l’elettorato orfano della oramai defunta democrazia cristiana, clientelare e bigotta. Sembra sia lui l’erede unico del Dio, patria e onore che molti italiani cercano nella scatola dei ricordi. Ricordi di tempi andati ma neanche tanto lontani.

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Uno sguardo però mi ha colpito a Serra San Bruno. Quello di una signora che in fondo al suo animo presagisce una fine differente da quella annunciata. Vorrei ci fossero più sguardi diffidenti, più sguardi da calabresi in queste piazze.

 

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