Mare d’inverno ma neanche troppo

Soverato d’inverno diventa un film in bianco e nero? La città dello sport, di manciniana memoria, come potrebbe attrarre sportivi dal resto dello stivale? Una risposta potremmo averla davanti gli occhi passeggiando sul lungomare. Il nostro golfo di Squillace offre acque per diversi sport acquatici ma due in particolar modo. La vela e la subacquea. Le esperienze del passato ci fanno ricordare tempi in cui le due attività erano molto gettonate da sportivi provenienti da regioni settentrionali e dall’Europa continentale e non solo i quali trovano alle nostre latitudini temperature adatte alle loro passioni. Inutile qui fare la lista della spesa ed elencare le regate internazionali e le prove di World Record degli sport sopra citati ma è utile ricordare quello che governati e cittadini hanno forse perso di vista ovvero il Parco Marino Regionale e l’opportunità di sviluppo del turismo sportivo. Una vecchia tiritera recita che nel golfo di Squillace il vento mai tace e diversi articoli su riviste della stampa specializzata parlano della Baia di Soverato come il posto dove poter apprendere i fondamentali della subacquea e i rudimenti degli sport a vela nel massimo della sicurezza e praticamente tutto l’anno. Ci sono stati anni in cui i cavallucci marini venivano fotografati da centinaia di subacquei che si spintonavano nei diving locali per poter prenotare immersioni alla ricerca dei nostri onnipresenti ippocampi e velisti che facevano a gara con le imbarcazioni delle classi da Optimist a Laser fino ai velocissimi Catamarani nel golfo di Soverato. Ci si aspettava una crescita esponenziale di questo turismo ma invece i diving da 5 si sono ridotti ad uno solo e i centri velici funzionano solo d’estate e da qualche mese, grazie ad alcuni irriducibili, si vedono vele multicolore sfrecciare anche nei periodi più freddi. Cosa è cambiato? Possiamo non sbagliare se citiamo l’onnipresente crisi economica ma possiamo andare sul sicuro anche se consideriamo una scarsa programmazione imprenditoriale e politica. 20130504_101956-1-1 La politica ed l’impresa hanno fallito a Soverato ma hanno fatto centro in altri centri vicini. Uno per tutti Crotone con il suo Circolo Velico che ha saputo in pochi anni seminare e raccogliere i frutti dell’impegno di appassionati che hanno saputo mettere a sistema non solo la risorsa vento/mare ma tutto il territorio imponendo al mercato un prodotto unico che si chiama Territorio. 12100315E di questo sforzo ne giova tutto l’indotto turistico e questo lo sappiamo anche noi a Soverato. Infatti nel triennio 2003/2006, quando ancora no esisteva il vincolo archeologico alla zona di mare antistante San Nicola, si svolsero stage di Archeologia subacquea e biologia marina che videro transitare nelle acque del nostro golfo ben 270 studenti che hanno vissuto Soverato e il territorio circostante per tre stagioni consecutive.

Le Cave Macina

Abbiamo tutelato e promosso il nostro patrimonio culturale e in cambio le istituzioni hanno permesso scempi su quell’arenile. Scempi però in regola! Sarebbe auspicabile che nel prossimo futuro ci possano essere anche nella città di Soverato imprenditori capaci di poter dialogare con una classe politica non cialtrona e che possano insieme migliorare l’offerta sui mercati non solo locali ma europei. Si potrebbe per esempio iniziare dalle cose che già esistono tutelandone la salute, promuovendone la salvaguardia e battendosi per essa fino allo spasimo. Potremmo partire per esempio dal Parco Marino Regionale e dall’Acquario Comunale. Potremmo sostenere il percorso archeologico sommerso che Stefano Mariottini sta cercando di realizzare i località San Nicola, Potremmo seriamente gestire il meraviglioso Orto Botanico Santicelli e potremmo chiederci e chiedere che fine ha fatto il sito archeologico di Soverato vecchia. hippocampus-hippocampus-su-spirografoViviamo in un quadrilatero storico culturale unico nel comprensorio e con molta facilità crediamo che il futuro della nostra comunità possa essere solo la movida estiva che si contorce e si allunga ogni sera su quella bellissima fettuccia di lungomare. Ma non basta avere un bel lungomare se il mare lo facciamo ammalare. E’ necessario ripensare il territorio e impegnarsi tutti affinché la tutela e la salvaguardia diventino buona pratica quotidiana per evitare di dare risposte sconvenienti alle nuove generazioni che già ci chiedono del perchè vivono in un ambiente degradato.

 

 

 

 

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