2021: Le aspettative

Non ho aspettative né da questo né da altri anni. Ne vorrei avere ma mi costringo per non rimanere deluso. Ho già compreso da qualche decennio che non ne posso avere da chi si è sempre tenuto tutto in tasca senza neanche offrire un caffè a chi chiede l’elemosina davanti un supermercato. Non ne posso avere da chi puntualmente rinuncia ad affrontare avversità e responsabilità puntando tutto su coloro che ogni giorno queste se le accollano con grande impegno. Non ho aspettative neanche da un popolo oramai rassegnato a farsi gestire da una App o da una classe dirigente inappropriata per il momento storico che stiamo attraversando. Non è la pandemia il problema. Il vero problema è il non rendersi conto che il sistema capitalistico ha fallito. Che il neoliberismo è una farsa rappresentata da chi sa bene che il sipario è già calato da tempo e continua a voler prolungare l’inganno alle spese degli ignari “Consumatori”.

Nutro grandi aspettative
da chi, 
come me, 
crede nella 
forza della rivoluzione
dell'esistente 
(anche in 
modalità individuale)
e spero sempre 
in chi prende 
una parte 
definendosi partigiano.

Sembra, a volte, che la fuga sia l’unica azione possibile per non rendersi complice di chi ha reso difficile vivere come stiamo vivendo. Posso comprenderla la fuga ma mi riesce veramente difficile vederla utile per la collettività. Tante sono le fughe quante le offerte che vengono dal “Mostro”. Fra le tante, la spiritualità di massa, perfettamente integrata nella società capitalistica. La ricerca costante della migliore performance. Il tentativo costante di sostituire il mondo con l’imitazione dello stesso. L’opinionismo continuo e sbattuto anche nelle riunioni di condominio.

D'altra parte 
le dipendenze 
sono state sempre 
azione vincente 
del sistema.
Creare dipendenza 
è ragione di vita 
di chi si candida 
a gestire la 
nostra esistenza
ne siamo tutti 
succubi. Eppure 
basterebbe poco. 
Basterebbe pensare 
con la propria testa,
proprio quello 
che l'organizzazione 
sociale tende 
ad evitare.

L’offerta continua di opzioni induce alla scelta di un qualcosa che si crede necessario, vitale. Il bisogno indotto è la vera pandemia. Il continuo strapotere dell’offerta dell’inutile, del superfluo condiziona per forza di cose anche la quotidianità facendoci perdere di vista il vero bisogno. Nel frattempo però si discute della grande occasione perduta, della possibilità del genere umano a fare scelte più opportune sulla propria vita, sull’ambiente oramai ridotto ad una pattumiera e sulla necessità di dotarsi di sistemi energetici compatibili. Le grandi operazioni richiedono grandi capitali e su questo il capitale investe su se stesso senza parsimonia. Questa pandemia, che ci accompagna oramai da un anno, è l’occasione giusta, ma per chi? L’effetto nocebo indotto dal terrore a mezzo stampa diventa traumatico ed angosciante. Si ha la reazione, umanamente comprensibile e a volte salutare, di voler pensare ad altro e guardare avanti, nel tentativo di alleviare il carico emotivo senza fare i conti con le responsabilità.

Era il 9 marzo del 2020 ed iniziava il lockdown, il giorno prima finalmente si spegne l’ultimo focolaio in Australia. Subito dopo quella data se ne parlò pochissimo per via dei nuovi e ben più mas mediabili focolai del Covid 19. Gli incendi australiani di quei mesi sono stati qualcosa senza paragoni nella storia recente e i cui danni sono stati notevolissimi, con conseguenze che si faranno sentire per molto tempo ancora. Ma ancora altro spazio è stato rubato a fatti importanti fra tutti le continue morti nel mediterraneo. Le guerre che non fanno notizia più o forse non ne hanno mai fatto. Nigeria, Venezuela, Iraq, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Sudan del Sud, Yemen, Libia, Burkina Faso, Birmania.

La violenza sulle donne che grazie allo strapotere dell’azione mediatica monopolizzata dal Corona virus passano sotto il silenzio stampa. Passata la Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, 25 novembre, sabato 28 sono passate sotto silenzio le manifestazioni contro la violenza sulle donne di Non una di meno. Il corona virus è la notizia che fagocita tutte le altre notizie. La tattica della distrazione funziona da tempo oramai. Ricordate il decreto di Alfredo Biondi, nel 1994 ministro della Giustizia del primo governo Berlusconi?

È una storia del secolo scorso però giova ricordare la tempistica di quel provvedimento, che classificando corruzione e concussione come reati minori voleva alleggerire di molto la sorte degli arrestati nel primo periodo di Tangentopoli. Il decreto Biondi fu varato il 13 luglio del 1994, in coincidenza con una semifinale della Coppa del mondo di calcio nella quale l’Italia batté la Bulgaria. La nazione era in festa, giù per le strade e si sentiva gia l’odore della vittoria. Nei quattro giorni che precedettero la finale col Brasile i giudici del pool Mani Pulite per protesta chiesero il trasferimento, mentre la Lega e Alleanza Nazionale, membri con Forza Italia della coalizione di governo, si dissociavano apertamente dal decreto. ma questo lo avevamo già visto con la vittoria di Bartali dopo l’attentato a Togliatti. I cronisti del tempo raccontano che Berlusconi sperava in una vittoria sul Brasile per far sì che i clacson delle auto silenziassero le proteste per il decreto, ribattezzato del “colpo di spugna”. L’Italia perse ai rigori, i tifosi delusi abbassarono le bandiere, mentre il decreto si annacquò in un disegno di legge poi abortito. L’arma di distrazione di massa non era quindi esplosa. Oggi non è così. 

Oggi la tragica arma di distrazione di massa si chiama COVID-19, la pandemia che, oltre a portare via la salute dei giovani e la vita degli anziani, mentre sgretola pian piano l’economia reale sembra aver dato il via libera ad alcune iniziative che mai avremmo immaginato in epoca pre-pandemica. Orban in Ungheria ha fatto passare un disegno di legge per avere pieni poteri e governare attraverso decreti che potranno modificare la legislazione in vigore, sospendere il Parlamento e infliggere fino a 5 anni di carcere a chiunque diffonda “false notizie” sull’epidemia. Trump  sospende il monitoraggio imposto dalle leggi sull’ambiente a causa dell’emergenza COVID-19. Quanti abusi stanno avvenendo, nel più assoluto silenzio, grazie alla chiusura informativa determinata dall’emergenza COVID-19? Quante e cosa significheranno nel prossimo futuro?

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