Il Cristo, Cutro e tutto il resto

Arrivo a Cutro con Ernesto Sestito invitati a far parte di una troupe documentaristica la cui intenzione è quella di colmare un vuoto documentale sulla festa più cara ai cutresi: il settennale del SS Crocifisso.  Il promotore di questa iniziativa è Pierluigi Virelli, cutrese doc che, come tanti altri, ha scelto di vivere e lavorare all’estero. Sceglie Berlino per vivere della sua arte e a Berlino e in tutto il nord Europa, Pierluigi promuove la musica popolare ed etnica della sua terra. Non so molto di lui, ci siamo sentiti con difficoltà per telefono e su messanger i giorni precedenti il grande evento. Cercava fotografi professionisti per formare una troupe documentaristica. Il progetto è colossale.

Pierluigi Virelli
Pierluigi Virelli Foto di Ernesto Sestito

Si parla di ore ed ore di girato e migliaia di tracce audio registrate. Non riesco minimamente ad immaginare quanti avvenimenti e quante situazioni hanno accumulato i ragazzi della Troupe Virelli. “Per certi versi questa del 2016 è la festa dei pensionamenti. Molti degli attori principale sono grandi, vecchi direi e quest’anno sarà l’ultimo per loro, Mastro Ciccio uno per tutti- Mi spiega Pierluigi – Il crocifisso esce ogni sette anni dalla sua chiesa e confluiscono da ogni parte del mondo i cutresi migrati per lavoro. Dal 24 aprile al 3 maggio il paese vive per l’uscita del Cristo e noi dobbiamo documentare tutto. I visi, le espressioni del popolo, le litanie le case che affacciano sul percorso delle processioni coperte da pannelli per nascondere la precarietà edilizia tipica di Cutro , i balconi addobbati per l’occasione. Voglio i piccoli dettagli e le grandi aberrazioni di questa festa. Il documentario dovrà essere una base etnografica pura”. Con queste premesse come fare a non accettare un progetto di così grande importanza per quella comunità e quindi ci si mette in auto e si parte per Cutro.

Per arrivarci, a Cutro dalla Ss 106, si attraversano i territori del Marchesato regione racchiusa tra i corsi medio e inferiore dei fiumi Neto e Tacina. Una di quelle strade che o la percorri con un mezzo dotato di ottime sospensioni o cerchi di evitare tutte le voragini che hanno trasformato la SP 42 in un percorso di guerra.http://[googlemaps https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m0!3m2!1sit!2sit!4v1466008126133!6m8!1m7!1sgABr7ROMJBh3wQQD7oJKgw!2m2!1d38.95271070009918!2d16.94561536422932!3f10.420097637894148!4f-2.9978077547362716!5f0.7820865974627469&w=600&h=450]

Piove poco da queste parti e l’acqua che rende fertili queste terre argillose è preziosa. La vegetazione è stepposa con pochi alberi fatta eccezione degli ulivi, degli aranceti vicini alla costa e sull’altipiano di Cutro e degli eucalipti dai riflessi rossastri mai visti in altre zone della Calabria. Il territorio di Cutro è il tipico paese del latifondo a coltura estensiva di grano che si alterna ai terreni destinati al pascolo brado con l’affittanza autunnale/invernale strettamente collegata con l’affittanza primaverile/estiva in Sila. In questo territorio le contraddizioni sono enormi come gli spazi in cui ci muoviamo. Al tempo stesso terra del pane e dell’arte. Terra di cosche e di business eolici. Terra degli scacchi e Terra di Sacre Spine che sanguinano nella Cattedrale di Umbriatico e Terra di latifondo bagnato dal sangue di donne come Giuditta Levato uccisa a tradimento da uno sgherro di Pietro Mazza. Era Il 28 novembre 1946 e, a Calabricata, Giuditta Levato fu la prima vittima della lotta al latifondo. Per me ed Ernesto questa oggi è Terra di Crocifissi.

Raffigurazione dell' assassinio di Giuditta Levato
Raffigurazione dell’ assassinio di Giuditta Levato

Il Santissimo Crocifisso di Cutro, di cui i cutresi vanno orgogliosi, è monumento nazionale e anche di questo i cutresi ne vanno fieri. Talmente orgogliosi fino al punto di sfidare la Sovrintendenza ai Beni Artistici e la restauratrice Emanuela D’Abbraccio. Infatti l’opera seicentesca ancora una volta sarà portata in processione per le vie del paese ripetendo il rito che va avanti dal 1861 ogni sette anni contro l’irremovibile parere della restauratrice che ebbe ad affermare: “…Faccio l’esempio del medico e del malato; il medico dà una cura al paziente, se questi la vuol fare, bene, se non la vuol fare sono affari suoi. Quindi io e anche la Soprintendenza consigliamo che la statua resti in chiesa per migliore conservazione…Ho visto dei filmati e questo povero Crocifisso quando sale il sagrato della chiesa Matrice non è proprio che voli ma fa dei sobbalzi spaventosi. Quindi si sconsiglia di farlo uscire”. Cutro accetta il consiglio e da incarico ad un artigiano trentino di replicare il loro Cristo che, però viene messo in un angolino nella stessa chiesa del Cristo vero, quello del popolo. La statua lignea è stata ordinata, nella prima metà del 1600 dai Francescani cutresi Padre Daniele e Padre Benedetto. Era il periodo in cui le direttive del Concilio Tridentino davano ordine di rafforzare il legame e la  devozione popolare rendendo la fede del popolo strettamente legata a sculture e opere d’arte religiose. D’altronde in assenza della Tv e di Internet è chiaro che diventava di fondamentale importanza, specie al sud Italia, utilizzare l’arte e la cultura in generale come strumento di esercizio di grazie e potere. Di fatto da sempre è esistita un’attrazione tra arte e potere politico a partire dagli egizi che utilizzavano le piramidi a memoria eterna per celebrare la grandezza dei loro faraoni, fino allo sfruttamento della TV e i nuovi media del politico D.B. (Dopo Berlusconi). Considerando che l’uomo medio è stato per gran parte della storia analfabeta possiamo comprendere come la pittura diventi il veicolo preferito per la propaganda politica: chiunque detenesse il potere si servì degli artisti per celebrare una vittoria militare, magnificare un sovrano, un ricco mercante o banchiere, o un evento religioso.

“La tradizione popolare vuole che nel 1854 vi fu una grande siccità che distrusse le colture di cereali – Mi spiga la signora Rita, donna cutrese che conosce tanti piccoli particolari di questa festa e che si è offerta di farmi da cicerone – I contadini si rivolsero ai frati affinché intercedessero con le loro preghiere. Il Santissimo Crocifisso fu portato in processione per le vie del paese e finalmente arrivò la pioggia che pose fine alla siccità, salvando il raccolto. Si narra che le piogge furono così abbondanti ed improvvise che costrinsero i Cutresi ad interrompere la processione e il Crocifisso fu portato al riparo nell’edificio più vicino, cioè la chiesa della Santissima Annunziata e qui rimase fino alla fine delle piogge, cioè il 3 maggio, giorno in cui fu riportata nel santuario con sentita devozione e giubilo – Anche in occasione del settennale del 2016 la tradizione viene rispettata. La pioggia ha generato molte incertezze che tengono tutti e tutte con il fiato sospeso. Pierluigi partecipa a riunioni fiume in arcivescovato. In prima istanza si pensa di rimandare il rientro del Cristo presso il Convento della Riforma ma il parere del popolo fedele è diverso. – Il Santo Crocifisso pioggia o non pioggia deve rientrare il 3 maggio come da tradizione e la tradizione anche nel 2016 sarà rispettata – La festa del Santissimo Crocifisso – Continua Rita – Divenne così la festa patronale del paese, celebrata ogni anno nella giornata del 3 maggio, preceduta da 9 giorni di preghiere, la cosiddetta “Nuvena” (tipica per le litanie in dialetto cutrese) in memoria delle penitenze che i cutresi e i frati francescani fecero per ricevere il così desiderato miracolo. Inoltre, in ringraziamento per la grazia ricevuta fu deciso di celebrare ogni sette anni una festa speciale che dura dal 30 aprile al 3 maggio. Nella sera del 29 aprile vi è la così detta “Calata”, durante la quale il Crocifisso viene traslato dall’altare e disteso, fissato alla portantina, per poi essere issato, richiamando simbolicamente la scena del martirio sul Golgota.

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San Rocco, San Giuseppe e la Madonna Annunziata davanti la chiesa delle Monachelle. Foto di Ernesto Sestito

Nei tre giorni seguenti vi sono le due processioni, nelle quali, oltre al crocifisso, vengono portate a spalla le statue di San Giuliano, San Rocco, San Giuseppe e la Beata Vergine assunta in cielo. La prima processione, cioè quella del 30 aprile, è accompagnata dal suono di marce funebri e va dal Santuario del Crocifisso alla chiesa Madre al termine della quale vi è l’ostensione del Crocifisso nella chiesa Madre che dura fino al 3 maggio. La seconda processione, cioè quella del 3, invece, seguendo un tragitto diverso, è caratterizzata da segni di giubilo per il dono divino.

LA TROUPE VIRELLI

Incontriamo finalmente la Troupe Virelli, ci assegnano un pass enorme che non riesco a piazzare da nessuna parte e Pierluigi ci presenta il resto della crew. Tutti giovani, fotografi, filmaker, operatori e sceneggiatori. Gabriele da Londra con le sue Leica a pellicola, Giada da New York e poi Gregorio e Giuditta da Crotone, Alessandro e Nicola da Cosenza, Ernesto ed io da Soverato, Margherita e Gaetano da Cagliari, Vincenzo da Cutro. Siamo tutti pronti ad iniziare questo lavoro. Pierluigi ci spiega la tempistica della giornata e appena la piazza si inizia a riempire iniziamo a cogliere i primi attimi della festa.

Chi è Pierluigi Virelli.

Pierluigi Virelli nasce a Crotone nel 1982. Nel 2002 vince Borsa di studio alla Accademia di musica moderna Saint Louis College of Music di Roma in arrangiamento, composizione, improvvisazione, editing e preproduzione audio. In Italia svolge attività di promotore e coordinatore di eventi culturali, turismo rurale. Direttore culturale e artistico, coordinatore organizzativo, dal 2000 a oggi oltre che in Italia concerti e tour in USA e maggiori capitali europee, collaborazioni più importanti:

Gruppo musicale Parafonè (Italia)
M° Roberto De Simone (Italia)
Raiz (Almamegretta)
M° Tran Quang Hai (Centro Nazionale Ricerche Etnomusicologiche e Scientifiche di Parigi)
Filomena Campus (Germania)
Miranda Whall (Inghilterra)
Giancarlo Paglialunga, Massimiliano Morabito (Canzoniere Grecanico Salentino)
Gruppo musicale – Les Troublamours (Francia)
Iaia Forte (Attrice)
Maner Manush (Attori)
Osvaldo Sauma (Poeta, Critico Letterario, Scrittore)
Enzo Cagnetti (Scrittore, Poeta, Attore)
Zingonia Zingone (Poetessa, Scrittrice)
Maurizio Cucchi (Poeta, Critico Letterario, Scrittore)
Anna Rita Chierici (Attrice)
Tommaso Ragno (Attore)
Davide Rondoni (Poeta, Critico Letterario, Scrittore, Giornalista)
Cassandra Wilson (USA)
Charles Pasi (Italia/Francia)
Maxwell Kofi Donkor (USA)

Oggi è musicista e ricercatore, vive e lavora tra l’Italia e il nord Europa impegnato a divulgare la tradizione musicale calabrese attraverso incontri tematici conferenze e concerti in festival, teatri, università e istituti culturali. Negli ultimi anni la sua attività lavorativa si è concentrata, oltre che in Italia, in diverse manifestazioni artistiche culturali negli USA, Germania, Irlanda, Polonia, Olanda, Repubblica Ceca e Inghilterra.

IL RACCONTO E LE  FOTO

Arrivano per primi quelli del SS Crocifisso. Sono tutti perfettamente sbarbati e profumati con occhiali da sole a specchio gialli, blu ed alcuni rosa e il vestito senza neanche una piega. Barbe fatte con il compasso e la squadra da architetti del barber designer, impeccabili nel giorno della loro festa. Portano al collo una pesante medaglia in ottone raffigurante il volto del Cristo Crocifisso con l’iscrizione sul bordo indicante le coordinate dell’evento. Sono loro che faranno corona e cordone intorno alla statua del Ss Crocifisso e saranno loro i responsabili del perfetto sincronismo in questa lunghissima prima giornata dell’uscita del Cristo. Infatti la giornata di culto e tradizione parte dalla Chiesa matrice di Cutro con la statua di San Giuliano portata a spalla dai portantini che si fermerà ad aspettare la statua di San Rocco all’incrocio di Via Marconi.

Quartiere San Rocco Cutro (Kr). Una fedele canta una litania
Quartiere San Rocco Cutro (Kr). Una fedele canta una litania

Mentre San Giuliano aspetta il santo dei carcerati e degli infermi, seguo i due cordoni di fedeli che camminando sulle piastre di basolato poste ai margini di questa stretta via fino ad arrivare nel cuore del quartiere in cui tutti sono devoti al santo taumaturgo. La chiesetta, in fondo alla via, ha una sola navata e fu costruita grazie alle donazioni del popolo nel 1600 accanto al convento dei Cappuccini edificato nel 1500. La chiesa fu distrutta dal terremoto del 1783 e dopo quasi un secolo fu riaperto. Le vicissitudini della chiesetta di San Rocco non finirono con il terremoto, infatti, dopo esser stato abbandonata pericolante dai frati cappuccini all’inizio del Novecento fu poi affidata ad un prete di Cutro ed il convento fu adibito ad ospizio fino al 1920, anno in cui fu abbattuto perché pericolante. Nel 1930 finalmente riapre al culto e il quartiere riebbe la sua chiesa ed il suo santo.

Con i portantini di San Rocco trovo subito un buon feeling. Sono uomini dalla pelle scura, devoti e fieri a tal punto che la loro statua può essere toccata solo da loro e da nessun altro. Parliamo della festa di Gioiosa Jonica e di quella di Palmi delle differenze e delle similitudini. Guardano con molto interesse le foto che ho sullo smartphone del Santo di Gioiosa, sono attratti dalla conchiglia in argento molto più grande di quella posta sul manto della loro statua e lamentano il fatto che da qualche anno il santo non sia più ricco come una volta. Con loro parliamo degli inchini e mi assicurano che a Cutro mai nessun santo si è inchinato a nessuno e lo dicono con orgoglio. Riesco a parlare con alcuni della pastorale della Conferenza Episcopale Calabra riguardo la stretta della Chiesa alle infiltrazioni delle cosche nelle confraternite http://www.diocesilocri.it/download/CEC-Nota-Pastorale_sulla_ndrangheta_completa_251214.pdf e confrontandosi con me ammettono che nel passato qualcosa c’è stato ma ora il rispetto lo ottengono in altro modo.

La statua di San Rocco ed i suoi portantini
La statua di San Rocco ed i suoi portantini

Sicuramente non va giù la militarizzazione delle processioni come quella del 2015 a Gioiosa ed in altri paesi calabresi, lo vedono come un affronto alla fede dei “Cristiani”. Dopo l’incontro fra San Rocco e San Giuliano il corteo dei fedeli procede verso la chiesa di Santa Chiara, o delle Monachelle, fu costruita intorno al 1500 sulle rovine della chiesa di Santa Caterina. Rita, vedendomi rapito dai fregi della Chiesa delle Monachelle, mi spiega che parte dell’impianto della chiesa precedente fu mantenuto intatto e al momento della nuova edificazione furono aggiunti altri elementi per adattare la pianta della nuova chiesa alle funzioni che doveva svolgere in collegamento con il Monastero che ad essa fu annesso. Infatti, annesso alla chiesa delle Monachelle si trovava il monastero di Santa Chiara oggi sede del Municipio di Cutro. Dalla chiesa delle Monachelle escono San Giuseppe e l’Annunziata con le sue portantine e da questa chiesa restaurata dopo crolli e abbandoni inizia la lenta processione che vede le statue di San Giuliano, San Rocco, San Giuseppe e dell’ Annunziata verso il Convento della Riforma dove è custodito il SS Crocifisso. Da qui in avanti le statue dei santi sono prese d’assedio dalla popolazione. Dai balconi ornati con ricami preziosi i fedeli lanciano petali e piccoli bigliettini colorati inneggianti il Ss Crocifisso. I più anziani hanno lo sguardo inchiodato sulle figure sacre e si percepisce appena sulle labbra le veloce preghiera con il classico segno di croce che finisce con il lancio del bacio alla Vergine.

SS Fashion
SS Fashion
SS Fashion
SS Fashion
Misericordiae e cover skull
Misericordiae e cover skull
SS Fashion
SS Fashion
SS Fashion
SS Fashion
Selfie e SS Fashion
Selfie e SS Fashion

I giovani invece sono presi da se stessi e dagli abiti sfoggiati come se fossero ad una prima alla Scala. Cappelli improbabili in testa a ragazzine, cover per smartphone con teschi e tibie incrociate, tacchi da dodici ed oltre e tante, tantissime mini gonne improbabili. Il sesso maschile sfoggia il meglio di se. Vestiti a volte dozzinali con scarpe lucidissime ma poco, pochissimo raccoglimento. Come succede in altre feste religiose questa è 00102 Cutro 29 aprile 2016 Festa del Ss Crocifisso. Cutrodam belli in vetrina l’occasione per apparire ma per fortuna non è così per tutti. Il vero sentimento di devozione lo ritrovo su molti visi e sono quelli che mi colpiscono di più. Mi fermo a parlare con una donna di mezza età con le lacrime agli occhi e il fazzoletto bianco sventolato verso il Cristo. Mi racconta la sua storia senza che io abbia chiesto nulla. Storie come la sua le sentite in diverse parti del mondo, cambiano le lingue, cambiano i nomi ma sono uguali nella loro diversità e tutte le storie vengono messe nelle mani dell’invisibile e all’invisibile si affidano con rassegnata speranza. Non ho mai cercato di dissuadere nessuno dei narranti ma se vicino casa tua è stata costruita una scuola con i rifiuti della lavorazione della Perusola un responsabile fisico lo vuoi trovare o no?

Un frammento di CiC con cui furono costruiti 18 piazzali in provincia di Kr
Un frammento di CIC con cui furono costruiti 18 piazzali in provincia di Kr

La scoria che prima venne commercializzata come abrasivo, poi accumulate all’esterno della fabbrica e infine utilizzate per la costruzione di ben 18 spiazzi nella provincia di Crotone, è ritenuta la responsabile di migliaia di tumori che interessano la provincia di Crotone. ” A Crotone e provincia ci sono bambini che temono di essere malati perché le scuole che hanno frequentato sono costruite su siti inquinati. A Crotone e provincia ci sono genitori preoccupati che chiedono un controllo per questi bambini, i loro figli, che hanno calpestato, giorno dopo giorno, piazzali di scuole posti sotto sequestro a causa del presunto inquinamento. A Crotone e provincia ci sono famiglie dimezzate dai tumori. A Crotone, però, c’è anche chi non accetta quello che è successo negli ultimi anni e chiede che un caso giudiziario chiuso – sono stati prosciolti 45 indagati per disastro ambientale e smaltimento illecito di rifiuti – venga riaperto”. http://ifg.uniurb.it/static/lavori-fine-corso-2014/rizzuti/index.html

Vorrei dire alla signora di Scandale di affidarsi al Ss Crocifisso ma al tempo stesso di mettersi in contatto con chi da anni si spende per ridare giustizia a chi come lei ha un tumore derivato da quelle scorie. Ho sempre pensato che la fotografia detiene una grande funzione di denuncia sociale e che attraverso essa si possano raccontare tante storie accomunate, come in questo caso, da un evento religioso di grande pathos e al tempo stesso carico di cliché, grandi ostentazioni e inconsapevoli abbondoni fatalisti. Super car da 150 mila euro, vestiti griffati provenienti da opifici clandestini che usano manodopera minorile e materiali tossici abbondano in questa e tante altre feste religiose ma il vero senso di appartenenza esiste nelle nostre terre a partire dalla troupe Virelli e i suoi componenti. Uomini e donne con forti motivazioni che fanno crescere le speranze in questa Calabria che giorno dopo giorno si responsabilizza e prende coscienza ed ha voglia di fare da sola senza il politico o il capobastone di turno che promette e ammazza

 

 

 

 

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