Cinque ore in mare insieme ai migranti: il racconto dei volontari del Cisom-Ordine di Malta Soverato che hanno partecipato ai soccorsi di Roccella Jonica

Pietro, direttore di macchina della CP 326, uno fra tanti. Uomini e donne che rischiano la loro vita per gli altri, si donano fino allo stremo. Il direttore di macchina con lo sguardo perso difronte alla sua SAR sembra dire: Missione compiuta!

Storie dell’orrore con la morte vista in faccia più volte, prima di decidersi a prendere i bambini, poche cose in un borsone e scappare lontano. A costo di affogare insieme ai figli nel Mediterraneo. Questa volta ad ascoltarle in presa diretta sono stati alcuni volontari del corpo di soccorso dell’Ordine di Malta – Soverato (Cisom), che ha partecipato ai soccorsi dei migranti sbarcati la scorsa notte sulle rive di Roccella Jonica. Trecento persone in balia del freddo e del mare portati in salvo dalle motonavi della Guardia costiera, sulle quali sono saliti alcuni volontari soveratesi tra i quali il medico Giuseppe Pipicelli e l’operatore Antonio Gaudino. “Siamo stati allertati nel tardo pomeriggio di mercoledì e siamo partiti subito per Roccella per arrivare alle dieci di sera sul posto, in mare, a ottanta miglia dalla costa”, racconta Pipicelli. “I trecento migranti nel frattempo erano già stati assicurati sui mezzi della Guardia costiera, sui quali siamo saliti per prestare i primi soccorsi”, prosegue il medico soveratese. A bordo delle imbarcazioni, una quarantina di bambini, una sessantina di donne e molti uomini di varie nazionalità, dagli eritrei ai siriani ai libici.

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“Hanno raccontato di essere in acqua da cinque-sei giorni. C’erano alcuni casi di ipotermia e un uomo ferito gravemente a una mano – riporta Pipicelli, ma nel complesso il loro stato di salute era buono”. Pipicelli ricorda le cinque ore in mare insieme ai migranti come ore non solo di soccorso medico ma anche di ascolto delle loro confidenze e dei loro racconti, grazie a qualcuno di loro che parlava inglese. “Soprattutto i siriani ci hanno raccontato che da loro ormai il territorio è completamente fuori controllo, e si può morire in ogni momento”, osserva Pipicelli. “Le storie di queste mamme e questi papà che prendono i loro due, tre, quattro bambinelli e li caricano su un barcone pur di fuggire mi hanno toccato perché scappano da realtà che noi neanche possiamo immaginare”, sottolinea il medico, arrivato questa mattina alle sei al porto di Roccella insieme ai migranti.

Con loro anche Oreste Montebello, fotoreporter soveratese foto 3 roccellaautore della fotogallery di questa pagina. “Una notte passata con gli operatori della Guardia Costiera di Roccella Jonica. Queste donne e questi uomini dovrebbero essere premiati con un nobel per la pace. Il vero dramma sono le istituzioni che rappresentano. Affrontare un così vasto problema politicamente è veramente complicato”, dice Montebello. Questo il suo racconto: “Questa notte ho conosciuto una famiglia composta da sei bambini e tre donne che fuggivano dal Sudan. Gli uomini uccisi e loro in fuga da febbraio. Hanno attraversato il Ciad, il Niger, fino all’Algeria e poi la Libia in guerra. Hanno usato camion, carovane di cammelli e poi auto spendendo quasi tutti i loro risparmi. In Libia sono rimaste ferme circa trenta giorni subendo ogni genere di angherie e hanno combattuto come leonesse per difendere i loro piccoli dai mercanti di vite. Alla fine sono riuscite ad imbarcarsi su una nave che poi le ha affidate ad un peschereccio fino al rendez vous con i mezzi Sar della Guardia Costiera. Il loro sogno è solo vivere in pace”

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