Una terra in pausa – Storie dalle periferie del cuore

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Mi sono messo in pausa anche io per un po per meglio comprendere le altre pause che mi circondano.

I motivi che hanno innescato la necessità di prendere un periodo di distacco sono stati tanti. Uno fra tutti è l’immaginare un finale che sia diverso dal grigiume spesso dominante. Un finale non necessariamente roseo come nei migliori polpettoni hollywoodiani ma uno di quelli in cui si lascia trasparire una possibilità, un alternativa.

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Senza cadere nel banale, penso che questa alterazione spesso violenta dei rapporti è dettata dalla sopraffazione. Sembra quasi che si sia messo in pausa il cervello, che si sia costretti, in qualche modo a non poter pensare più liberamente ad una visione più grande e più adatta alle nostre modalità da Umani capaci di autodeterminarsi in relazione con gli altri e le altre.

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In Calabria, perché qui vivo, la pausa è oramai fisiologica. Gli Enti viaggiano da soli senza badare alle esigenze della base. Il lavoro, l’ambiente, la cultura, tutte le espressioni di creatività sono diventate un accessorio di un apparato reazionario, vecchio e dannoso.  Fra qualche mese sembra ci debba essere un cambio istituzionale e i lanzichenecchi calano. Ammaliano, corrompono e distruggono quello che trovano lungo il loro cammino. Non ci resta che puntare sulla cultura e sul rinnovo dei cardini che regolano una società basata sul rispetto delle regole basilari per una coesistenza civile. Anche questa è una via difficile che non lascia scampo e, a volte, molti di noi sono costretti a dover rinunciare o a rimodulare il proprio intervento territoriale. Di sagre e feste religiose che ci permettono di non pensare a fondo, in Calabria, ne siamo pieni ed allora,  quale potrebbe essere la strada giusta?

Pensiamo veramente che la salvezza possa essere l’ennesimo partito che concorra anch’esso al pranzo di stato? Un partito che si contrapponga al partito dei padani che già tanti danni ha fatto? Il Partito del Sud, il Partito Meridionalista, il Partito del Centro e così via non sono la soluzione. Le soluzioni sono le azioni nei territori. L’occupazione materiale degli spazi, della terra. La gestione diretta attraverso l’educazione continua e la condivisione dei successi ma anche delle sconfitte.

Da noi, in Calabria, esistono alcune realtà pensanti e indipendenti che agiscono e creano reddito,  creano cultura partendo dalle piccole cose e generano piccoli sogni, quello di cui forse c’è bisogno.

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