Tana Libera tutti

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La manifestazione che ha sancito l’entrata della primavera, in Calabria e in Italia è stata la 23^ Giornata della memoria e dell’impegno. Il corteo colorato che si è snodato lungo le strade della cittadina locrese ha imposto alla città un vestito nuovo. Da qualche giorno, infatti, Locri ha vissuto e ha fatto vivere le prime pagine di Tg e riempito i rotocalchi nazionali. Ci ha pensato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che nello stadio cittadino di calcio incontra i familiari delle vittime di mafia.

E 017-tana-libera-tuttichi meglio di lui sa cosa vuol dire essere parente di una vittima? Chi meglio di lui può incoraggiare i parenti dei morti ammazzati nelle strade di mezza Italia per mano di un camorrista o di un affilato alle cosche calabresi? Chi meglio del garante costituzionale può garantire che lo Stato è vicino a tutti loro? Ma lo Stato si è preso il carico di tutti i fazzoletti macchiati di sangue con cui ogni giorno quelle vittime, quelle restate in piedi, si asciugano le lacrime? Senza retorica posso affermare che dove non arriva la corruzione vive la parte migliore di questa terra. Con orgoglio una vigilessa di Cutro tempo fa mi confidava che per lei e la sua famiglia era un grandissimo onore portare il gonfalone della città perché per quella terra i suoi hanno dato la vita.  Ecco allora che risale l’orgoglio della base onesta dei calabresi e spinge contro quel tappo di infamità e corruzione che sopprime la voglia di libertà e giustizia che viene cantato e urlato dalle strade della città locrese.

La testimonianza di Maria Natalia Iiriti è quella di una maestra che sente “la responsabilità del suo mestiere come il gesso sulle dita”. Soltanto una delle storie di questa città. Ed una delle storie di questa piccola e tiepida primavera locrese.

011-tana-libera-tutti” La giornata di oggi voglio raccontarla al contrario. Cominciare dall’ imbrunire, quando una stazione senza biglietteria si riempie di giovani scout, età media diciassette anni e tre mesi. Voglio raccontare la coda alla macchinetta parlante che fa i biglietti, il capotreno del treno giocattolo che dice ai ragazzi: “Distribuitevi” nello spazio che rimane. E i ragazzi distribuiscono prima i loro zaini pieni di umori, poi se stessi, coi passi sicuri di chi sa dove andare . Di ragazzi’ così ne sono arrivati in tanti stamattina a Locri, da vicino vicino o da lontano lontano. Hanno camminato, parlato, cantato. Hanno incontrato delle persone, hanno apprezzato i colori di Locri nel primo giorno di una primavera arrogante. Mi sono persa i discorsi delle autorità ma non mi sono persa loro, i ragazzi. Sono loro le persone più importanti di questa giornata. I miei alunni di oggi, ad accogliere i manifestanti nel punto in cui il corteo svolta per conquistare la SS 106,che racconteranno questa giornata ai propri nipoti, i miei alunni di qualche anno fa, che ora hanno una barba leggera e un`aria più sicura con la bandiera di LIBERA in mano: “Maestra anche voi qua?”. Sí, anche io qua, da undici anni qua. Forse sono qua perché questo momento lo aspettavo, da undici anni appunto, durante i quali mi sono state raccontate tante storie, ma fino a un certo punto, fino a un punto che non mi fa capire. Una cosa l`ho capita però: la legalità è una cosa seria, la legalità non é una cosa semplice, la legalità è uno stile. La legalità è  un dovere e anche un diritto. Essere legali dove si fa fatica ad affermare i propri diritti non è proprio semplice, non é impossibile ma non è semplice. Le vittime della criminalità sono morte per difendere un diritto: la libertà di parola e informazione, la difesa del proprio patrimonio, la tutela del proprio benessere fisico e morale, il diritto ad affermare la propria dignità. Ecco perché sono così importanti i giovani. Ecco perché è importante che si ricordi, si sappia, si capisca. I giovani ci aiutano a ricordare, a sapere, a capire. Questa giornata l`ho raccontata al contrario, sentendo la responsabilità del mio mestiere come il gesso sulle dita. Vado a dormire con l`aroma del primo caffè sulle labbra e il sogno di una città più forte, in direzione ostinata e legale”.

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Le foto degli studenti e le loro mani di cartoncino sono quelle più utilizzate ed enfatizzate nei servizi di tutte le testate giornalistiche. Anche volendo non se ne potrebbe fare a meno. Sono 25 mila e vengono da tutta l’Italia.  Colorano i  titoli delle maggiori testate giornalistiche e ne esaltano il successo:  Corteo con Libera a Locri contro le mafie. Don Ciotti: “Siamo 25mila e siamo tutti sbirri” . Il giorno prima invece erano di scena le scritte contro don Ciotti : Mafie, a Locri scritte contro don Ciotti e gli “sbirri”. Autori ripresi da una telecamera. E ancora lo stesso don Ciotti a Radio Popolare: “Oggi ci sentiamo tutti calabresi e sbirri. Siamo qui per sostenere e valorizzare quella Calabria che non accetta di essere identificata con la ‘ndrangheta, la massoneria e la corruzione”. A questi titoli e testimonianze ci tengo a pubblicare una voce fuori dal coro. Quella di Riccardo Maria Barrile. Rirì, come viene chiamato dai suoi, è gioiosano, è fotografo ed una delle menti fine di questo territorio. E’ un corsaro della parola e dell’immagine, un uomo che lascia il segno del suo passaggio. Questa che segue è una poesia scritta il 22 marzo 2017, il giorno dopo la manifestazione di Libera. E’ scritta nella lingua dei padri diretta ai nipoti e tradotta in italiano per tutti coloro che sono giunti a Locri per dire che la mafia è una montagna di merda

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Vinnuru e s’indi vannu,
accussì comu vinnuru,
non vali u parri,
ma cittu t’accuntenti
senza u pensi a catina mediatica
chi storpia u fattu, u lanzolu
di cotrari chi non capisciunu nenti,
in prima fila,
ma dopu a casta.
‘Indragta, sì, a pena; ma puru iji – a Casta –
si sciacquanu ‘nta stessa acqua, si raccomandanu
‘nta l’associazioni, predicano
e riaffermano ogni parola ‘nto sapiri fari.

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Vinnuru e s’indi vannu
e ieri ficiuru u stessu, i ficiuru a dozzini
a testa arta supa i innocenti e ammazzati,
ma poi ritornanu raccomandati,
si raccomandanu o Signuri e a’ signuri
e predicanu inta e fora.
Eu no amu a mia,
pensa si pozzu amari a iji!

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Son venuti e se ne sono andati
così come son venuti,
non ha nessun valore parlarne,
ma ti accontenti di star zitto
senza pensare alla catena mediatica
che storpia ogni fatto, al lenzuolo
dei ragazzi che non capiscono nulla. In prima fila,
ma al seguito della Casta.

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‘Ndragta, sì, il castigo; ma anche loro – la Casta –
si sciacquano nella stessa acqua, si raccomandano
nelle associazioni, predicano
e riaffermano ogni parola nel saper fare.
Son venuti e sono andati via,
e ieri hanno agito allo stesso modo.
l’hanno fatto dozzine di volte
a testa alta sugli innocenti e gli ammazzati,
ma in seguito ritornano raccomandati,
si raccomandano a Dio e ai signori
e predicano dentro e fuori.

Io non mi amo,
pensa se posso amare loro.

 

I calabresi sono tanti e possono da soli uscire dai recinti imposti. Possiamo da soli iniziare a voler bene a questa terra e decidere di fare qualcosa per essa ma soprattutto per noi che ci viviamo. Oramai molte sono le sacche di resistenza che stanno prendendo coscienza e che da sole, senza contributi di zii e compari ogni mattina producono nei territori. Vogliamo veramente credere che le mafie scrivono sui muri?  Nicola Gratteri sostiene che le scritte sono opera di  – Gente dell’anti-Stato, che fa il tifo per la ‘ndrangheta, ma non la ‘ndrangheta doc, quella che da sempre si inabissa per arricchirsi – 

Il Procuratore Capo di Catanzaro fin dal primo giorno del suo insediamento nel capoluogo di provincia e anche da prima, ha sostenuto che – Per fare un decisivo passo avanti ci vuole un codice penale e di procedura e un ordinamento penitenziario diversi, per non rendere conveniente delinquere. Dobbiamo superare il gap dell’istruzione. È una ricetta di lungo periodo e purtroppo non vedo una politica che guardi oltre scadenze molto ravvicinate –

Come calabrese sono grato a tutti e a tutte ma bisogna fare un passo in avanti. Quale? Faccio subito un esempio. Alle sette del mattino del 21 marzo giro per Locri con un amica alla ricerca di un caffè per affrontare la lunga giornata. Mi accingo ad entrare in un bar molto elegante e subito la mia amica mi fa segno che lì il caffè non era buono. Poco più in là mi spiega che era un caffè chiacchierato. Noi abbiamo boicottato il bar ma  le migliaia di persone che sono giunte a Locri per la manifestazione no.

Spero che Rirì possa un giorno amare di più se stesso e anche tutti i colori che questa Calabria può esprimere.

 

 

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