Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere. (B.Brecht)

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VICENDE DI QUOTIDIANA DISOBBEDIENZA


La nave Mare Jonio salva 49 migranti! Interessa poco dove. Se in acque libiche, italiane o maltesi. Importante è il tentativo di opporsi ad una presa di posizione iniqua che questo governo ha nei confronti di situazioni del genere. Mediterranea  è un’azione non governativa, di disobbedienza morale e obbedienza civile.

PERCHÉ E’ IMPORTANTE QUESTA VICENDA

Mar Jonio è una nave battente bandiera italiana ed è capofila di un progetto promosso da diverse associazioni. ONG e parlamentari italiani hanno finalmente preso posizione. Il loro scopo è di svolgere attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia di quel che accade in quel pezzo di mare che ci divide dall’orrore e dalla guerra. Appena uscita in mare dal porto di Augusta, si trova al centro della cronaca e come tale inizia il guazzabuglio politico mediatico. Porti aperti… Porti chiusi…Questi dei centri sociali strumentalizzano il fenomeno della migrazione e così via di seguito.

Su quella nave ci sono solo Ma noi, in realtà, siamo quelli che migriamo ogni giorno sui piccoli treni, quelli che viaggiano con i migranti che coltivano la nostra e quindi la loro terra. Noi siamo quelli che bevono le spremute di arance della Piana di Gioia. Noi siamo quelli di Rosarno che costruiscono scuole nel nulla per insegnare l’italiano.

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La nave Mare Jonio un primo risultato lo ha ottenuto:

Opporsi allo stato di cose attuale.

Lo ha fatto subito Luca Casarini, il capo missione, il quale ha fatto presente al suo interlocutore dall’altra parte dell’apparato radio, che la situazione a bordo era di assoluta emergenza e che non sarebbe stato opportuno obbedire all’intimazione della Guardia di Finanza di fermarsi e spegnere i motori per stare in balia delle onde in quel momento alte tre metri e per di più con 50 naufraghi a bordo in precarie condizione di salute. Luca insiste e la scelta è quella conseguente di mettersi a ridosso dell’isola di Lampedusa.

Risponde all’appello, Lampedusa.  Vuole ancora accogliere nonostante i continui sbarchi mai pubblicizzati dai media da quando si è aperta la stagione salviniana dei porti chiusi.  Diminuiscono gli sbarchi ad opera delle onlus internazionali e aumentano i morti in mare al largo dell’isola, in mezzo al mare. Non sarà certo con la chiusura dei porti che si riuscirà a fermare l’ondata di umani che attraversano il mare. Lampedusa ancora una volta prende posizione e Totò Martello, sindaco, dice che il suo porto è aperto e non ci sono i cannoni puntati.

023-riace-paese-dellaccoglienzaL’accoglienza che serve per salvare non può essere cancellata da una posizione politica perché altre posizioni politiche hanno la stessa forza, sicuramente più grande di quella di una legge ed per questo che fa paura a chi spara a zero su questo fenomeno epocale.  Il rapporto ONU sulle migrazioni internazionali pubblicato in occasione della Giornata internazionale dei migranti nel dicembre del 2017 rivela che 258 milioni di persone hanno lasciato i loro Paesi di nascita e ora vivono in altre nazioni con un aumento del 49 per cento rispetto al 2000, quando erano 173 milioni, e del 18 per cento rispetto al 2010, quando se ne contavano 220 milioni.  Un fiume in piena che terrorizza i governi sovranisti, fascisti e miopi. Questi governi non hanno realmente un programma se non quello della chiusura a tutti costi. Con l’ignoranza e il terrore è facile governare. Basta tirare su qualche muro e cavalcare il problema della sicurezza nazionale e raccontare la favola dell’ “Aiutiamoli a casa loro”.

Siamo quasi alla fine di questa giornata di attivismo e disobbedienza che si sposta dal Mare Jonio alle piazze di tutt’Italia. L’appello di Mediterranea rimbalza dagli apparati radio della nave ai social e alle agenzie stampa e mobilitazioni sono state già lanciate a Roma, Milano, Bologna, Genova, Rimini, Venezia, Pisa. Mentre Salvini lancia mandati di cattura, le piazze si riempiono di disobbedienti.

Per non vederli più dormire sulla collina in cimiteri con numeri sulle croci. Senza un nome e con un fiore che non verrà mai innaffiato, faccio mie le parole di Marta, attivista di Mediterranea, rilasciata alla agenzia stampa Dinamo Press :

«È come se, al di là delle convenzioni internazionali, ci fosse un principio etico molto più profondo che dice che nessuno può cavarsela da solo, che il singolo è fragile e che questa fragilità è la forza della dimensione collettiva».

 

 

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Cimitero dei migranti. Reggio Calabria

 

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