L’altra moda etica e sostenibile made in Calabria

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Flavia Amato con Paride Giovagnetti

Moda ed eco-sostenibilità un binomio accattivante e che appare spesso utopistico. La natura ci ha dato alla luce, la natura ci offre un posto in cui vivere e frutti di cui nutrirci, e perché no, anche di cui vestirci. Spesso l’industria della moda utilizza per le sue creazioni materiali sintetici producendo una gran quantità di scarti, sprechi e inquinamento. Per non parlare degli effetti che i tessuti di origine non naturale possono avere sul nostro corpo e sulla nostra pelle. Ed è proprio questo il punto: sensibilizzare all’utilizzo di materiali e pratiche eco sostenibili per un minore impatto ambientale. Cotone biologico, canapa, bamboo, lana biologica. paslymalia-34Le fibre tessili vegetali come il cotone, sono coltivate biologicamente, o in maniera naturale (canapa e bamboo), i colori sono di origine vegetale o minerale, si tutelano i diritti dei lavoratori, le fabbriche cercano di ottimizzare i processi produttivi evitando sprechi di acqua ed energia, si cerca di ridurre i trasporti soprattutto su ruota o aerei. Questa la logica che ha ispirato e accompagna la produzione creativa di Pasqualina Tripodi e Flavia Amato, due donne figlie della Calabria più generosa e creativa. Due donne forti che hanno scelto di fare moda in questa terra entrando in un mercato che ha sempre utilizzato i geni creativi della Calabria senza, però, mai considerarla come possibile luogo di produzione e creazione. Grazie a Pasqualina e Flavia sembra che il mondo della moda si sia voltato ad ascoltare la voce calabra di queste due giovani donne.
Flavia Amato. Nasce a Soverato a ridosso degli anni ’90. La sartoria è un arte di famiglia e anche Flavia fin da piccola ne subisce il fascino. Flavia passa molto tempo a disegnare di moda e l’ago ed il filo sono i suoi giochi preferiti poi, dopo la scuola dell’obbligo, si trasferisce a Macerata dove termina brillantemente il corso di studi presso la locale Accademia dell Belle Arti, discutendo una tesi molto apprezzata sugli abiti scultura. Si forma come modellista in una scuola nel civitanovese, culla dell’artigianato e della manifattura del distretto marchigiano, completando poi il suo percorso professionale presso un’azienda terzista di produzione capi per grandi firme. Il mix è esplosivo. Una calabrese testarda e determinata che si forma nelle operose Marche dove la famiglia è aziendale, dove l’etica del lavoro è giustamente considerata come valore imprescindibile e dove la mentalità imprenditoriale ha creato il mito del lavoro in proprio e in cui coesistono tradizione e modernità. Ma l’Onda Calabra lambisce il soul creativo di Flavia e realizza la sua idea di creare una linea di moda con tessuti biologici combinati ad un design glamour ed accattivante e di fatto nasce Malìa nel marzo 2016, atelier di moda, dove Flavia disegna, crea e confeziona personalmente le sue creazioni.

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Pasqualina Tripodi al Fashion week di Reggio Calabria
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Una creazione di Pasqualina Tripodi
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Pasqualina Tripodi al Fashion Week di Reggio Calabria

Pasqualina Tripodi in arte Pasly (nome regalatole da Marta Marzotto) nasce in Calabria, terra alla quale è fortemente legata. Da sempre amante del fare artistico, si diploma come maestro orafo e consegue la maturità artistica in “Arte dei metalli e dell’oreficeria presso” l’ISArt di Palmi (R.C.). I suoi studi proseguono prima a Roma dove frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza laureandosi in studi storico-artistici, poi ad Alessandria presso la sede del Politecnico di Torino conseguendo il Master in Ingegneria del gioiello. E’ in tale occasione che approfondisce le proprie conoscenze ed acquisisce competenze sulle nuove tecnologie, il design e la progettazione 3D lavorando per alcuni importanti marchi dell’alta gioielleria. Nei suoi ultimi lavori tutto parte dalla natura e da ciò che in un particolare momento di ispirazione essa può offrire, dai materiali alle idee, combinando il tutto con creativa artigianalità. Recentemente ha partecipato ad eventi e concorsi legati al mondo del gioiello contemporaneo e della moda, esponendo  in Italia e all’estero.
Dove il cambiamento è globale anche il concetto di gioiello muta. Non più solo prezioso da un punto di vista dei materiali usati, ma prezioso fin dalle radici della sua realizzazione: madre natura. Una natura per troppo tempo violentata e stravolta dall’uomo e che, se rispettta, in un rapporto di reciprocità ci regala le sue meraviglie. Questa è la mission di Pasly (Pasqualina Tripodi), che con le sue creazioni vuole dimostrare che tutto ciò che la natura ci offre è prezioso ed è di per se un gioiello. Il legno, la pietra, le foglie e le bacche diventano oggetti di design unici, ecologici e completamente artigianali e complementari agli abiti creati da Malia che si incontrano in Aspromonte, terra, questa volta, di sequestri dell’anima. Terra da cui finalmente ripartire.

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Tiziana Procopio interpreta Pasly Artdesign e MaliaLab

 



Tiziana Procopio



Calabrese sui generis per molti aspetti, sotto altri punti di vista mantiene salda la stretta con le sue radici. Già con le idee abbastanza chiare, a 18 anni – subito dopo il diploma – lascia la sua terra per trasferirsi a Roma e seguire il suo cuore: il teatro, disciplina che la arricchirà e la formerà non solo come artista, ma anche e soprattutto come persona. Eclettica e un po’ ribelle per natura, dopo qualche anno capisce che è giunto il momento di cambiare di nuovo aria e fa un biglietto di sola andata per Londra. Sarà la città delle cabine telefoniche rosse ad avvicinarla a quello che, parallelamente alle altre attività, diventerà un altro modo di creare e sperimentare: il mondo del bartending e, in particolare, la mixology. Dopo qualche tempo, gli eventi la riporteranno a Davoli, suo paese di nascita, dove dovrà re-inventarsi un “ruolo” e una vita. E’ qui che, riavvicinandosi alla natura, si avvicinerà anche a se stessa e prenderà consapevolezza dell’importanza di un vivere sostenibile e meno nocivo possibile per l’ambiente. Da qui la scelta di uno stile di vita diverso e l’inizio di un nuovo capitolo, nato proprio dalla voglia e dal bisogno di aiutare a modo suo il territorio. E’ il capitolo del faidate, del riuso creativo, del riutilizzo dei materiali e degli scarti… in una sola parola (inglese): upcycling. Un percorso caleidoscopico e intenso quello di Tiziana, attraversato anche da altre “stradine”. Un viaggio che Tiziana vorrebbe continuare convogliando le sue passioni, i suoi saperi in un unico progetto che sta provando a realizzare: Shake your house.
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