Il formato ideale della realtà

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L’immagine non è la verità e, se questo è innegabile per la pittura, si tende a dimenticarlo per la fotografia, soprattutto per quella digitale e per le sue innumerevoli possibilità di modificare la ripresa. La post produzione è diventata una fase in cui il prodotto viene soggiogato alle tendenze del mercato e alle voglie più sfrenate del cliente. La fotografia è sempre stata vista come traccia visibile di ciò che, necessariamente, doveva “essere stato” davanti alla fotocamera. La luce colpisce la pellicola o il sensore nel caso delle digitali e si trasforma in immagine. La realtà, quindi è mediata da chi fa scattare l’otturatore attraverso la propria sensibilità che può essere più o meno rispondente al vero ma sicuramente depredata nel suo intimo in fase di post produzione. E’ una fotografia bipolare allora. Certamente la bipolarità è quella che intercorre fra conoscenza ed inganno, fra ripresa e mistificazione, fra illusione e rivelazione. Miliardi di immagini vengono postate e lasciate all’oblio della rete. Bastano pochi post successivi al tuo e spariscono e con loro tutti gli info su file, i metadati, gli articoli che corredavano quell’immagine di rappresentazione del vero. Lo sguardo sull’ “ora” svanisce e la memoria si misura in GB e non più in ricordi raccontati.
Oggi sono presuntuoso e voglio lasciare un ricordo di quello che è successo davanti ai miei vetri in quei dieci minuti in cui ho testato sulla mia digitale una lente di cinquanta anni fa che ha attraversato il muro di Berlino chissà come. Oggi ha fotografato aldi qua di una vetrina, inosservata e discreta ma impietosa nella banalità della vita quotidiana ripresa.

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