Felici e Conflenti. Musica e danze del Reventino

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Sono stato felice a Conflenti. 

Anzi sono stato a

Felici e Conflenti

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Musica e danze del Reventino hanno accompagnato la mia permanenza nel piccolo centro montano della Calabria centrale e, in questo piccolo paradiso immerso fra le querce, ho conosciuto una delle realtà più produttive di questa terra che ha ispirato questo servizio fotografico .

Quella del 2018 è la quinta edizione e i Tramandamenti citati nel programma sono quelli di una tradizione vivissima in questo luogo.

Il Reventino è area di congiunzione culturale fra la Sila Piccola, la valle del fiume Savuto e la piana di Lamezia Terme. Montagne incontaminate e tradizioni agro pastorali diventano qui un binomio esplosivo se unito a questa musica ed a queste danze uniche in Calabria.

Dal 23 al 28 luglio a Conflenti, musica e danze del Reventino, sono la costante che accompagna viaggiatori e musicisti provenienti da lontano. Ci vengono dalla Francia, dalla Svizzera ed ancora dalla Germania. Da anni questa iniziativa attira a Conflenti viaggiatori che hanno voglia di imparare e di studiare. Ci sono i laboratori di organetto, di lira calabrese, di danze del Reventino. Una reunion di zampogne, organetti, ciaramedi e una infinità di strumenti non usuali suonati con l’intento di divertirsi e ballare.


LA RICERCA E IL METODO


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Il progetto non è solo una rassegna ma un modo scientifico di approcciare un territorio che grazie anche all’intervento di Serena Tallarico, antropologa, etnologa e maestra di danza, determina crescite culturali in un territorio ricco di possibilità. Lo studio passa per anni di ricerca e conoscenze reali con le piccole realtà familiari. Serena, Alessio, Andrea e l’ Associazione Felici e Conflenti non si pongono nelle vesti di predatori di esperienze ma, insieme ai depositari della conoscenza locale, diventano costruttori di un percorso collettivo fatto di relazioni sincere.

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Con Serena Tallarico ho parlato di progetti, di danze, di emozioni da esse provocate e di relazioni nate durante lo studio del sistema musica/danza del Reventino.

Queste alcune sue riflessioni:   

Dallo studio protratto da anni di ricerca e conoscenze reali con le piccole realtà familiari si è passato ad una proposta di stage residenziale lunga una settimana basata sui frutti di anni di ricerca su un territorio che si estende intorno a Conflenti, in una zona che si estende dalla pre-sila alle spiagge di Falerna e Gizzeria.

L’equipe di ricercatori è composta da antropologi, etnomusicologi, musicisti e danzatori e si è immersa per anni nelle piccole realtà familiari, apprendendo dagli artigiani, costruttori di strumenti tradizionali, dai musicisti, cantatori e danzatori della tradizione”.

Accolta nelle case, a contatto con diverse famiglie ha infatti ” Registrato numerosi canti e suonate dell’area (che sono poi confluiti nel cd pubblicato da Felici&Conflenti) e registrato anche diversi momenti di danza, in contesti privati, come le feste di famiglia, e pubblici, come la Madonna della Quercia e la Madonna della Buda, che ogni anno attirano a Conflenti e a San Mango pellegrini, fedeli, appassionati di culture tradizionali, immigrati di ritorno. Le riprese di questi preziosi momenti confluiscono nel primo documentario sulla danza del Reventino che uscirà nei prossimi mesi”.

Le relazioni crescono a tal punto che si riscontra un aumento della partecipazione agli eventi pubblici sia civili che religiosi. L’incessante opera di coinvolgimento fa ritornare i vecchi suonatori e nel frattempo ne crescono di nuovi che grazie ai laboratori trovano il coraggio di esprimere quella creatività forse dimenticata dalle nuove generazioni ma rinnovata da un gruppo di persone che hanno deciso di rimanere per rigenerare.

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TURISMO CULTURALE E SOSTENIBILE


Durante la permanenza a Conflenti più volte ho avuto modo di constatare che le terre calabre avrebbero di che campare. Non tirando a campare, ma mettendo in essere un nuovo modo di pensare l’economia. Una nuova maniera di immaginare prodotti e processi di produzione virtuosi, equi ed alto valore sociale e territoriale. Insomma pensare ad una economia circolare, eco sostenibile, poco impattante che possa dare a questa terra una possibilità altra dal sistema attuale.

Cosa costa un piatto, un bicchiere o un set di posate biodegradabili? Costa certamente di più di un piatto di plastica ma la scelta diventa obbligata per chi ha a cuore il territorio. Esiste un popolo cosciente che determina le scelte di viaggio anche secondo questi parametri. Si cerca in rete quella manifestazione culturale da vivere perché non inquina o perché propone piatti della tradizione che si sposano bene con le scelte gastronomiche individuali, religiose o cliniche. E quando il marketing territoriale considera le nicchie, tutte, nessuna esclusa, allora è festa per tutti e tutte.

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LA FALSA ILLUSIONE


Altra cosa è la Conflenti ipotizzata dalle dichiarazioni riportate dal Corriere della Sera nell’estate del 2016. Da un viaggio di ritorno alle origini paterne di un docente di Composizione architettonica dello Iuav di Venezia, Pierluigi Grandinetti, il quale ipotizza con il nipote Russell, nato e cresciuto negli Usa e ad oggi vicepresidente del colosso Amazon, una partecipazione in solido al recupero e alla ristrutturazione del borgo.

Conflenti viene ribattezzata Amazon city e si annusano già i milioni di euro che potrebbero essere investiti da Mr Grandinetti (Ceo Amazon) per rimettere mano al borgo e addirittura comprarlo.  Allo stato attuale di operazioni grandiose, di grandi opere e dei fiumi di investimenti non se sa nulla se non un fondo regionale sul finanziamento per il recupero dei borghi in via di spopolamento. Questi fondi sembra che non bastino e allora si cerca in giro. Si cerca il finanziatore di turno che possa integrare con cospicui investimenti quelli regionali. Se ne chiedono 10 di milioni a Mr Grandinetti per comprare il borgo. Altri 10/15 per ristrutturarlo e poi ancora 10 per farlo ripartire come Amazon city della cultura mediterranea.

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Aspettando il bonifico di 35 milioni di euro che Amazon sta per inviare, leggo delle partenze di massa di calabresi che migrano ancora una volta. Un esodo continuo, soprattutto di giovani che in migliaia abbandonano la Calabria per recarsi al nord e all’estero.


LA SCELTA DI RESTARE


Ma di quei pochi che tornano o di quelli che restano ne abbiamo notizia? Sicuramente si se abbiamo la forza di ammettere che operazioni come Felici e Conflenti, Il Cleto Festival, Fototopia Albidona, La Guarimba festival, Joggi Festival, Border a Belmonte insieme alla Rivoluzione delle seppie, Radicazioni ad Alessandria del CarrettoU Stegg! a Cataforio e dintorni nel reggino sono diventate modello di eccellenza che purtroppo ancora si attardano nei localismi forse per una incapacità collettiva di mettere a sistema il modello virtuoso che propongono. Sia che questi festival siano finanziati dal pubblico (Briciole rispetto ai contenuti offerti) sia che siano completamente autogestiti, sono momenti produttivi e culturali unici.

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GIOCANO SPORCO


I tentativi di destabilizzazione delle azioni positive e produttive però sono sempre in agguato. Le istituzioni locali, anche se fortissimamente stimolate, non sono in grado di recepire la forza rappresentate da questo substrato di forze sane. Certamente fa molto la politica e i suoi cercatori di consensi elettorali che, abbagliata dai finanziamenti pubblici, o impegnata con gruppi di potere, tende a favorire quelle manifestazione ricche di lustrini ma sinceramente vuote di contenuti. Migliaia di euro assegnati a festival in cui contano molto di più le farfalle tatuate piuttosto che le buone pratiche.

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Allora l’essere felici a Conflenti diventa ancor di più importante. Comprare una maglietta auto prodotta o partecipare ad un laboratorio di intaglio ha più valenza di un concerto gratuito di Pupo (Senza levare nulla all’artista e al suo pubblico). 

L’essere identitari e restare fermi su una posizione culturale muovendosi sempre in direzione opposta e contraria a quella proposta dalla logica dominante, ha la sua portata storica oggi in Calabria. Spalmare la cultura calabrese come se fosse ‘ndujia non ha più senso. Ha più valore disegnare un percorso che passi anche dall’eccellente salume ma che possa dare informazioni e sopratutto regalare emozioni ai viaggiatori che scelgono la Calabria come meta.

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