Dietro il vestito il ponteggio

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Body paint su Corso Mazzini

Sotto i riflettori tutto è scintillante e prezioso ma la città delle vie parallele non sembra respiri la stessa aria. Il Rendano, Piazza Bilotti e Corso Mazzini sono solo il disimpegno attillato della Cosenza apparentemente ricca e dirigenziale. Preziosi lastricati e opere in bronzo istallate su palchi  alti non più di poche decine di centimetri rendendo l’arte più fruibile a chi passeggia su corso Mazzini ma tutto ciò non basta a rendere questa città fruibile a tutti.  Guttuso, De Chirico e l’intero Museo Bilotti all’aperto diventano set postmoderno. Il corpo diventa tela e Cosenza si ferma a guardare le tette color titanio apprezzando l’arte del body paint solo perchè l’inverno è troppo vicino e un corpo nudo di donna non si può non guardare. Anche padre Fedele, libero da ogni accusa, parla alla radio. Un occhio al microfono ed uno sguardo alla tonalità del colore spruzzato sul quel corpo senza veli che lui conosce bene perchè un velo forse non più casto (Così afferma la sentenza) lo ha portato in tribunale. Questa è la Cosenza aperta che aspetta il gay pride. Aperta ma con controllo all’entrata. Se non sei sulla lista la sicurezza ti butta fuori ed infatti ad un tiro di schioppo dalla manifestazione  arrivano le dissociazioni dell’amministrazione comunale riguardo il patrocinio della manifestazione.

” Non ci convince però la spettacolarizzazione della preferenza sessuale spesso ostentata attraverso modalità stereotipate e conformistiche. Il nostro Gay Pride ricorre 365 giorni all’anno”

Botta e risposta a mezzo stampa. L’Arci Gay, nello stesso articolo stampa, si rammarica di non essere stato riconosciuto come soggetto politico e al tempo stesso ringrazia per le autorizzazioni ottenute. L’amministrazione ha fatto la sua scelta. Concede i permessi ma non si associa. Sembra dire a voce ferma – Portami gente, compra la mia lattina di aranciata ma a fine serata raccogli le tue cose e vai –

Altro è il Cosenza FW 2017. Assessori e sponsorizzazioni eccellenti sono presenti e i finti vati del fashion proclamano la necessità dell’alta moda come risposta occupazionale nel comparto locale. L’assessore comunale Loredana Pastore in una intervista rilasciata a Tele Cosenza afferma che la moda è colore è arte è innovazione e l’amministrazione c’è. Non si ferma qui e finalmente mi rassicura e fuga la mia paura. Continueranno a promuovere i giovani talenti del fashion cosentino con altri eventi e ci proteggeranno dal rischio di essere travolti da tanti stilisti e modelle disoccupati che inevitabilmente si ricicleranno come neo fashion blogger e fashion assistent. Grazie.

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Mimmo, l’architetto

Una parte della città si veste e l’altra viene spogliata e crolla su se stessa. Occhiuto sceglie le metropolitane veloci di superficie e l’architettura moderna funzionale allo skyline mentre l’antico centro, orfano del suo vate Vittorio Sgarbi  , crolla con le storie di questa Cosenza che per metà mi appartiene. Le scelte fatte sono quelle che preferiscono organizzatori di eventi imparentati con il consigliere di turno. Amici degli usceri e faccendieri di poco conto che lasciano il caffè pagato all’avvocato. Dicono che questi fanno girare l’economia e le illusioni. Le stelline cadono sulle modelle e cadono pure su Mimmo l’architetto, unico vero padrone di questa città con la sua fashion mantellina e il Lei al collo diventa regista e attore di questa Cosenza da finger food estremo.

La città cresce e il suo primo cittadino insiste con il tesoro di Alarico. Corre veloce sul tracciato senza cantieri della Salerno Reggio Calabria  fino al ministero e incontra Franceschini al cui cospetto è necessario riproporre l’affannosa ricerca dell’arca perduta. Indiana Jones, ecco cosa manca in questa città o forse è proprio Occhiuto.

Per fortuna Cosenza è anche altro e nonostante sembra ancora che una parte della città sia in mano ai soliti mercanti di fumo e perline l’altra quella che più mi piace produce cultura, micro economia, sostenibilità e solidarietà reale. Ma questa è un altra storia.

Il racconto

 

Il monumento a Telesio davanti il teatro Rendano sede della prima della FW 2017
Il monumento a Telesio davanti il teatro Rendano sede della prima FW 2017

Ho camminato lungo il corso, quello di mio nonno Oreste, Corso Telesio bello come me lo ricordavo da piccolo. manca qualcosa però in quel tragitto. Qualche portone e ancora qualche casa. Sembrava di passare per il centro de L’Aquila, solo che qui il terremoto non c’è stato. Passo vicino le botteghe storiche della Cosenza vecchia e mi riprometto di ritornarci per chiacchierare con il Maestro Caruso e con Eugenio Ligato e in questa Cosenza che muove fashion e leggende le foto mi escono mosse.

Richter
Richter

Aspetto il mio contatto per il pass ma la moda ha tempi veloci solo per la rappresentazione di se e spesso se sei un non giornalista, un non tesserato, un non allineato rischi di diventare una funzione in funzione dell’immediato interesse. La cosa interessante, per me almeno, diventa sempre il circo che monta la tenda e quello che ha la giacca rossa che raccoglie la cacca dell’elefante. Ritraggo quello che posso e come mi capita spesso di fare con il minimo disturbo convincendomi che dopo un po’ la mia presenza ed insistenza diventi specchio. Una porta è chiusa solo se non ci passa la luce.  Ma quella a vetri che ho davanti fa passare la luce giusta per presentarmi al Cosenza FW 2017.

 

 

 

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