C’è un Cantiere nel Parco…Emanuela Bianchi e il Cantiere di Teatro Interattivo e Sensoriale

Appuntamento al bar del parco con Emanuela Bianchi, Emi la Magara, cosi la chiamano i suoi amici prendendo spunto da uno spettacolo che Emi ha prodotto sulle vicende di Cecilia Faragò,  l’ultima strega. Fu graziata dal re Ferdinando Cecilia Faragò e il suo  fu l’ultimo processo ad una donna accusata di stregoneria nel Regno delle due Sicilie. Il merito fu del suo abile avvocato, Giuseppe Raffaelli, e di un mondo in cui si cominciava a mettere in discussione tutto. Il merito di questa donna, accusata di estrema sensualità e ammaliatrice fu quello di essere donna libera, non soggetta alle imposizioni della morale comune.  Cecilia Faragò era guaritrice perchè esperta di piante curative. Cecilia era riluttante ad accettare per dogma qualcosa che veniva indottrinato senza amore, né convincimento. La Magara  la trovo seduta a bere un caffè al riparo dal sole che batte inclemente sul Parco della Biodiversità di Catanzaro. Prendo anche io un caffè e intanto iniziano ad arrivare  le altre operaie e i due soli uomini del gruppo. Il contatto con il gruppo è come al solito mediato dalla mia macchina fotografica e dal timore che questa nuova relazione potesse essere intralciata dalla mio invadenza nella scena. Invece la professionalità di Emi e il grande trasporto dei partecipanti ha creato una atmosfera di fiducia reciproca. 

Il Laboratorio di teatro interattivo e sensoriale di Emanuela Bianchi è un momento di incontro finalizzato alla formazione di un gruppo di ricerca artistica all’interno dell’Università della Calabria. Questo di oggi è il secondo step e si svolge all’interno del Parco della biodiversità della scuola Agraria che ospita nella stessa mattinata la Giornata Nazionale dello Sport organizzata dal CONI .  E’ un teatro, questo proposto da Emi,   che si svolge in spazi non convenzionali, un teatro interattivo e sensoriale che si concentra sull’ allenamento propriocettivo, sulla capacità di creare ascolto e fiducia con un filo rosso che conduce i partecipanti al cantiere attraverso un  gioco libero, consapevole e disinteressato che  trasforma il gioco in atto poetico e si approfondisce un linguaggio intimo, relazionale. Un esperienza che attinge la sua forza dal riprendere contatto con la capacità di liberare il proprio immaginario, la propria memoria, l’immagine immaginata.

Emanuela Bianchi è antropologa e attrice, inizia la sua formazione a Catanzaro nella Scuola di recitazione E. Corea, si forma in seguito nel gruppo teatrale Residui Teatro (Roma) dove incontra Paolo Vignolo (ora Docente di Sociología de la Cultura, Universidad Nacional de Colombia – Bogotá) e Marta Ruiz (Coreografa Adra Danza – Bogotà) grazie ai quali ha iniziato ad approfondire il teatro antropologico, teatro sensoriale, esperienziale e interazionale, il teatro danza e le espressioni di teatro dell’azione fisica; ha frequentato, fra gli altri, laboratori con Enrique Vargas e i suoi attori/collaboratori Nelson Jara, Giovanna Pezzullo e Patrizia Menichelli; Eugenio Barba; Luca Baroni.
Il ludico e l’esperienziale hanno segnato il percorso artistico e didattico di
Emanuela Bianchi e congiuntamente alla ricerca sul corpo elastico sono elementi presenti in tutti i suoi spettacoli e performance. Socia fondatrice dell’associazione culturale Confine Incerto di cui è direttore artistico, grazie allo spirito di ricerca che ha animato la sua direzione, l’associazione si è fatta promotrice di cantieri artistici per lo sviluppo di nuovi linguaggi, ne sono esempi: l’esperienza nel Centro di aggregazione giovanile di Catanzaro (dal 2008 al 2010) e i laboratori presso la Residenza Teatrale Re-act di Soverato. https://www.facebook.com/lamagarafringe , https://www.facebook.com/emibianchi.confineincerto?fref=ts

 

 

 

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